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L'oculista: smog e pollini origini di infiammazione
L’arrivo della primavera coincide in Italia con un appuntamento fisso con le allergie da pollinazione per quasi una persona su 5 (il 19,5% della popolazione). A rimetterci sono molto spesso gli occhi: i gas inquinanti e il microparticolato si depositano sulla congiuntiva innescando una reazione infiammatoria. La persistenza dell’infiammazione altera la barriera epiteliale e attiva le cellule del sistema immunitario.
“Ci sono 4 forme di congiuntivite: la congiuntivite allergica stagionale (SAC), la congiuntivite allergica perenne (PAC), la cheratocongiuntivite Vernale (VKC) e la cheratocongiuntivite atopica (AKC) – spiega Pierangela Rubino, specialista in oculistica della Sezione di Oculistica dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, Direttore Prof. S. A. Gandolfi – la stagionale e la perenne sono le congiuntiviti allergiche più comuni e si riscontrano nel 15-20% della popolazione. Interessano i giovani adulti tra i 20-40 anni, senza predilezioni di sesso, e sono spesso associate a malattie atopiche”.
La cronica stimolazione del sistema immunitario si accompagna al rilascio di istamina e di altri mediatori dell’infiammazione, che sono responsabili della vasodilatazione e aumento della permeabilità vascolare, e quindi del rossore oculare stimolazione nervosa, che si traduce nel prurito, ipersecrezione a carico della ghiandola lacrimale, con conseguente lacrimazione. “La terapia delle congiuntiviti allergiche è quella di evitare l’agente nocivo che le causa, ma questo può risultare difficile per gli allergeni perenni e perché la superficie oculare è troppo ampia per evitare i comuni allergeni (per esempio quelli presenti nell’aria). Tra i principali trattamenti che sono utili per allontanare l’allergene – spiega l’esperta – i sostituti lacrimali che hanno la funzione duplice di diluire l’allergene e i mediatori dell’infiammazione e di rimuoverlo dalla superficie; sono coadiuvanti dei trattamenti specifici per le allergie cioè dei colliri antistaminici, di quelli con gli stabilizzatori di membrana e di quelli con il cortisone che sono usati nei casi più gravi di allergia” conclude Rubino.
Per indirizzare verso un corretto percorso diagnostico la dottoressa Rubino assieme al Gruppo P.I.C.A.S.S.O.( Partners Italiani per la Correzione delle Alterazioni del Sistema di Superficie Oculare) ha promosso, con il contributo di Thea Farma, lo smart test, grazie al quale è possibile misurare la probabilità di soffrire di occhio secco, che spesso è presente nelle congiuntiviti allergiche.
Fonte: Askanew.it

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Terza causa di morte in Italia. Eventi Alice Onlus per i 20 anni
Aprile è il mese dedicato alla Prevenzione dell’Ictus Cerebrale, patologia grave e disabilitante che, nel nostro Paese, rappresenta la terza causa di morte, dopo le malattie cardiovascolari e le neoplasie. L’Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale – A.L.I.Ce. Italia Onlus, che quest’anno celebra i suoi primi 20 anni e nel corso di questo mese organizza nelle diverse città iniziative di prevenzione, di sensibilizzazione e di informazione su quelli che sono i principali fattori di rischio e sull’importanza del riconoscimento dei sintomi, vuole evidenziare come l’ictus non solo si possa curare ma anche prevenire nell’80% dei casi. E’ però fondamentale seguire stili di vita adeguati, attraverso un’attività fisica moderata e costante e un’alimentazione sana come quella prevista dalla dieta mediterranea. Il controllo della pressione arteriosa risulta fondamentale, fino dai 40 anni, ancora più importante nei diabetici, così come il riconoscimento della aritmia cardiaca definita fibrillazione atriale e l’astensione dal fumo.
Quasi 200.000 italiani vengono colpiti da ictus cerebrale ogni anno e la metà dei superstiti rimane con problemi di disabilità anche grave. In Italia, le persone che hanno avuto un ictus e sono sopravvissute, con esiti più o meno invalidanti, sono oggi circa 940.000, ma il fenomeno è in crescita sia perché si registra un invecchiamento progressivo della popolazione, sia perché tra i giovani è in aumento l’abuso di alcool e droghe. Fondamentale per la prevenzione è la adeguata consapevolezza da parte di qualsiasi persona dei fattori che da soli o, ancora di più, in combinazione tra di loro aumentano i rischio di avere un ictus. Tra i principali la ipertensione arteriosa, l’obesità, il diabete, il fumo ed alcune anomalie cardiache e vascolari. Da qui l’importanza del ruolo proattivo dei medici di famiglia, affinché, una volta prescritte le terapie appropriate, ne controllino la effettiva ed adeguata assunzione.
A.L.I.Ce. Italia Onlus propone una App, prodotta nel nostro Paese, Ictus 3R – che si può scaricare gratuitamente e che consente di misurare direttamente il proprio rischio di ictus. L’attenzione al peso corporeo, un’attività fisica moderata e costante, seguire un modello alimentare ispirato alla dieta mediterranea e a basso contenuto di sodio, devono rappresentare regole generali per tutti.
Negli ultimi anni l’attenzione dell’Associazione si è focalizzata in modo particolare sulla Fibrillazione Atriale, aritmia che colpisce il 4% della popolazione sopra i 65 anni ed è la causa di circa il 25% degli ictus ischemici. Circa la metà degli ictus che si verificano nelle persone di età superiore agli 80 anni è causata dalla fibrillazione atriale. A.L.I.Ce. Italia ha voluto dedicare una pagina del suo sito e una pagina Facebook a questa patologia perché chi ne è affetto vede aumentare di 5 volte il rischio di ictus tromboembolico, che risulta generalmente molto grave e invalidante. E’ importantissimo ‘intercettare’ il più rapidamente possibile i pazienti con FA. Una volta fatta la diagnosi, il passo successivo è quello di stabilire la necessità di una terapia anticoagulante per ridurre il rischio d’ictus.
Fonte: Askanew.it

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Campagna NienteMale: diversa anche la risposta ai farmaci
Caratteristiche genetiche, fluttuazioni ormonali e differenze anatomiche sono all’origine della spiccata vulnerabilità femminile al dolore. Dismenorrea, mal di testa, lombalgia, problematiche muscolo-scheletriche le sindromi algiche più comuni. Le donne rappresentano anche le maggiori consumatrici di analgesici e hanno necessità di molecole efficaci ma, al tempo stesso sicure, anche in fasi delicate della vita, come la gravidanza e la post-menopausa. Con il suo peculiare meccanismo d’azione, a livello centrale, il paracetamolo contribuisce a potenziare le difese analgesiche naturali dell’organismo.
Se ne è parlato a Milano, nell’ambito della campagna di sensibilizzazione sul dolore NienteMale, a un mese dalla 2a Giornata Nazionale della Salute della Donna, indetta dal Ministro Lorenzin per il prossimo 22 aprile, proprio con l’obiettivo di fare luce sulle problematiche di salute femminili e le specificità di genere.
Un’indagine svolta su oltre 85.000 adulti in 17 Paesi di tutto il mondo ha evidenziato come una sintomatologia dolorosa cronica di qualsiasi tipo affligga il 45% delle donne, rispetto al 31,4% degli uomini, associandosi nell’8% dei casi a depressione. Un altro studio, condotto dalla Standford University su 11.000 persone, ha mostrato che, in situazioni cliniche sovrapponibili, le femmine soffrirebbero il 20% in più dei maschi. Ma quali sono le sindromi algiche più diffuse nel gentil sesso? Alcune sono del tutto specifiche, come la dismenorrea (che, secondo la IASP, colpirebbe fino al 90% delle adolescenti e oltre il 50% delle donne adulte), o il dolore pelvico cronico. Altre si manifestano con più frequenza, rispetto al sesso maschile: l’emicrania, ad esempio (3 volte più ricorrente), la cefalea tensiva cronica (4 volte di più), l’artrosi (3 volte di più, in menopausa), la fibromialgia (6 volte più diffusa), in generale i dolori muscolo-scheletrici (dal 35 al 59% dei casi, contro il 23-49% degli uomini), come la lombalgia. All’origine di questa maggiore vulnerabilità, vi sono differenze a livello genetico, ormonale e anatomico, ma anche fattori psico-sociali. In particolare, gli estrogeni influiscono sul Sistema Nervoso Centrale, rendendolo più reattivo agli stimoli algici.
“Le donne hanno più sindromi dolorose e più malattie che causano loro sofferenza”, spiega Alessandra Graziottin, Direttore Centro di Ginecologia presso l’Ospedale San Raffaele Resnati di Milano e Presidente Fondazione Graziottin per la cura del dolore nella donna Onlus. “Sembra inoltre che riconoscano il problema dolore più precocemente, per una sorta di meccanismo autoprotettivo. Ciononostante, ricevono molta meno attenzione diagnostica e terapeutica, ritrovandosi così costrette a soffrire di più e più a lungo, con l’avanzare dell’età. Dopo la pubertà, malattie infiammatorie e autoimmuni raddoppiano o addirittura triplicano nel sesso femminile, per l’effetto degli ormoni sessuali sulle cellule che regolano le difese immunitarie. Quanto più la sofferenza persiste, tanto più aumentano i cambiamenti nel Sistema Nervoso Centrale, per cui il dolore si fa sempre più autonomo rispetto all’infiammazione e diventa malattia in sé”, spiega.
Fonte: Askanew.it

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Teodori (Enea): influenza positiva sul decorso di alcune patologie.
Il cibo può agire come un vero e proprio farmaco per ridurre i rischi di malattie. Lo evidenziano alcune ricerche realizzate da Università di Tor Vergata e Brander Cancer Research Institute del New York Medical College in coordinamento con Enea e pubblicate sull'International Journal of Molecular Science. Lo studio - spiega l'Enea - si focalizza sull'azione di alcune sostanze come polifenoli, acidi grassi polinsaturi e altre ancora, nel contrastare malattie cardiovascolari, diabete di tipo 2, ipertensione, obesità e senescenza e nel contribuire a prevenire l'insorgenza di tumori.
La ricerche hanno inoltre evidenziato l'azione benefica di alcuni componenti bioattivi di alimenti come il té verde, la curcumina e il resveratrolo contenuto nei frutti scuri, in grado di modulare il funzionamento di innumerevoli geni, alcuni dei quali direttamente coinvolti in molti processi cellulari. "Da questi studi arrivano nuove consapevolezze sui rischi di alterazione del metabolismo legati ad una cattiva nutrizione, ma anche su come l'alimentazione riesca ad influenzare in maniera positiva e a volte determinante lo sviluppo e il decorso di alcune patologie", spiega Laura Teodori ricercatrice del laboratorio Diagnostica e Metrologia della divisione Tecnologie Fisiche per la Salute dell'Enea. "I polifenoli contenuti ad esempio nel tè verde, intervengono nella regolazione del metabolismo epatico; gli acidi grassi polinsaturi, i cosiddetti omega 3, contenuti nei semi di lino e in molti pesci, possono modulare il metabolismo lipidico, hanno proprietà anti-infiammatorie e anti-aggreganti e sono inversamente correlati con il rischio di disturbi neurologici, come ad esempio l'Alzheimer".
Ma non è tutto. Un recente studio del gruppo di ricerca sull'ingegneria e rigenerazione/riparazione tissutale, condotto dal laboratorio di Diagnostica e Metrologia dell'Enea e le Università di Tor Vergata, Urbino e la Sorbonne di Parigi, pubblicato sull'International Journal of Medical Sciences ha dimostrato che gli omega 3 sono anche in grado di migliorare il quadro istologico e citologico nella distrofia muscolare. In particolare, è emerso che l'acido linolenico (ALA), di cui sono ricchi i semi di lino, è in grado di attenuare o addirittura risolvere il danno al sarcolemma, la membrana che ricopre le fibre muscolari, importante conseguenza della distrofia muscolare. Oltre a migliorare la miogenesi e ristabilire la morfologia muscolare, i semi di lino hanno dimostrato anche un'efficace azione antinfiammatoria.
"Il cibo è come un software plastico dell'espressione genica - continua Laura Teodori -. Mentre mangiamo oltre ad assumere sostanza e energia sotto forma di carboidrati, proteine e lipidi, incameriamo anche informazioni. Per processare l'immensa mole di dati necessari agli studi sulla genomica ed epigenomica sarebbe importante incrementare la ricerca in questo settore e istituire un centro sui 'big data', settore in cui l'Enea vanta preziose competenze e professionalità".
In occasione della giornata internazionale della donna, il prossimo 8 marzo l'Enea e l'Associazione Internazionale per la Sensibilizzazione e la Prevenzione delle Patologie della Donna - AISPPD organizzano a Roma un evento nell'ambito del quale nutrizionisti, oncologi e ricercatori discuteranno sul ruolo dell'alimentazione nella prevenzione delle neoplasie femminili.
Fonte: Askanews.it

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Nuovi dati dal Congresso "Highlights in Cardiology" a Roma.
La prevenzione degli eventi cardiovascolari, soprattutto tra i giovani, ha aperto il congresso internazionale dal titolo "Highlights in Cardiology", che si è appena concluso a Roma. Esperti italiani e internazionali hanno parlato di rischio cardiovascolare nei bambini, morte improvvisa cardiaca negli atleti, utilità dei test sotto sforzo, elettrocar-diogramma negli adolescenti. Il congresso è stato promosso dalla Fondazione Internazio-nale Menarini e presieduto da Francesco Fedele, Direttore del DAI (Dipartimento Assi-stenziale Integrato) Malattie Cardiovascolari e Respiratorie, Policlinico Umberto I Roma, e Direttore della Sezione di Cardiologia al Dipartimento Scienze Cardiovascolari, Respirato-rie, Nefrologiche e Geriatriche, "Sapienza" Università di Roma.
"Sono molte le morti improvvise in Italia, ma quello che effettivamente impressiona è il numero dei soggetti con un'età inferiore ai 35 anni colpiti, fino a mille morti improvvise l'anno, non soltanto negli sportivi ma anche nei giovani che non praticano attività sportiva - ha spiegato Fedele -. Molte di queste morti potrebbero essere evitate ricorrendo a un semplice esame, l'elettrocardiogramma. Costa soltanto undici euro e penso che sia uno strumento adatto e appropriato anche perché il solo esame fisico e la storia del paziente non identifi-cano i soggetti a rischio. L'importante è che l'elettrocardiogramma sia letto in maniera appropriata da persone competenti, cioè da un cardiologo, mentre da evitare senz'altro sono le letture automatiche tramite computer, che possono non identificare condizioni di patol-gia o addirittura creare falsi positivi".
Con queste premesse i cardiologi hanno proposto, anche in collaborazione con il Ministero dell'Università e dell'Educazione, di fare un elettrocardiogramma dopo la pubertà, cioè nell'età compresa tra i quindici e i diciott'anni. "L'obiettivo della lotta alla morte cardiaca improvvisa nei giovani ha come primo perno l'elaborazione di un protocollo di screening cardiologico: la storia familiare e personale, l'esame obiettivo (auscultazione e misura della pressione) e l'elettrocardiogramma per tutti gli studenti" prosegue Fedele. "Nei casi in cui nasca un sospetto di cardiopatia durante un elettrocardiogramma, subentra l'impiego dell'ecocardiogramma, esame di secondo livello.
Il terzo step è l'approfondimento diagno-stico nei casi non chiari, con l'impiego anche di tecniche invasive (risonanza magnetica nucleare cardiaca, esame elettrofisiologico, coronarografia, biopsia endomiocardica, mappaggio elettroanatomico del cuore) fino alla diagnosi conclusiva e alla definizione di programma terapeutico. Infine c'è il quarto step: l'esame genetico con screening dei famiglia-ri, nei casi di malattia geneticamente trasmissibile" ha aggiunto.
Fonte: AskaNews.it

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Tutti i consigli degli esperti per iniziare bene la giornata a due.
Fare colazione non è importante solo per la propria salute, ma può anche migliorare l'affinità di coppia. E, proprio in vista di San valentino, arriva una piccola guida sulla colazione perfetta per la coppia, a cura di www.iocominciobene.it, blog che Aidepi (Associazione delle industrie del dolce e della pasta italiane) dedica al primo pasto della giornata.
"Se la sera può trascinarsi dietro i pensieri accumulati durante il giorno, il mattino offre un'opportunità che spesso non viene colta - spiega Valerio Celletti, psicologo, psicoterapeuta e sessuologo - É molto comune tendere a vivere in attesa del futuro, mentre è importante donarsi quotidianamente." Ecco allora che il modo migliore per festeggiare il giorno degli innamorati è una colazione "che si prenda il suo tempo e che aiuti a riscoprire il piacere di stupirsi di piccoli gesti e attenzioni". La prima regola per la colazione perfetta è un invito alla calma. "Non viviamo la prima colazione come un momento di passaggio e non roviniamola con l'ansia da puntualità e scadenze - spiega Celletti - Per San Valentino regalatevi tempo".
Per chi è casa in due, il consiglio è la colazione a letto: "un'occasione per svegliare il proprio partner in modo caloroso, giocoso e sensuale". Per una famiglia numerosa il consiglio del sessuologo è "spezzare la routine" e provare a ritagliarsi tempo a due.
Ma cosa portare a tavola (o sul letto) per una colazione speciale in coppia? "I carboidrati giocano sempre un ruolo essenziale, in particolar modo se assunti al mattino - spiega Luca Piretta, nutrizionista e gastroenterologo - Bene pane, fette biscottate, biscotti, prodotti da forno e cereali da prima colazione: apportano zuccheri a lento rilascio che danno energia per tutta la mattina. Ma non solo, i carboidrati hanno anche un effetto gratificante, aspetto da non trascurare per una colazione a due." È poi necessario inserire una quota proteica: "Consiglierei il latte, è una bevanda 'base', ricca, nutriente, energetica e contiene Sali minerali", continua il professore.
Per finire è importante un frutto: "Per l'occasione, invece della classica mela o arancia, si possono utilizzare i frutti di bosco, che hanno anche un effetto vasodilatatorio e agiscono sulla microcircolazione." Via libera dunque a more, mirtilli, fragole e fragoline, che potrebbero avere un effetto anche afrodisiaco, perfetto per la situazione. E per rendere più goloso il menù per una colazione speciale, potete aggiungere del cioccolato. "Ha una serie di effetti sul sistema nervoso centrale - spiega il nutrizionista - presenta infatti sostanze che determinano una sorta di euforia e stimolano ormoni del benessere come la serotonina e le beta endorfine, che danno piacere."
Fonte: AskaNews.it

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Un progetto ASC Vitattiva e Abbott per stili di vita salutari.
In Italia, le persone tra i 50 e i 70 anni stanno diventando la fascia di età in più forte crescita e rappresentano oltre un quarto della popolazione (16 milioni di persone). Pur mostrandosi sempre più attente al proprio benessere, dai dati dell'Istituto Superiore di Sanità risulta che gli over 50 in Italia non sono soddisfatti della propria salute: una persona over 50 su tre è completamente sedentaria, nove su dieci non riescono a seguire una corretta alimentazione, quasi la metà non ritiene soddisfacente il proprio stato di salute.
Per incoraggiare le persone a vivere in salute e con più energia negli anni, A.S.C. Vitattiva e Abbott presentano oggi la campagna "Vivi con Vigore", in occasione del convegno "Sport, Alimentazione, Vitalità a Misura di Senior" patrocinato da Regione Lazio, Coni e Italia Longeva.
"La campagna Vivi con Vigore è un progetto per contribuire a promuovere educazione sui corretti stili di vita", ha spiegato Stefano Zangara, Direttore Risorse Umane Abbott, "adottare scelte di vita salutari e attive può aiutare le persone over 50 ad esprimere il proprio potenziale e vivere una vita più sana e più felice, limitando al contempo le conseguenze cliniche, sociali ed economiche di una gestione inadeguata del proprio stile di vita".
Un modo per mantenere forza, energia e vitalità negli anni è conservare la massa muscolare. A partire dai 40 anni, infatti, cominciamo a perdere naturalmente l'8% della massa muscolare ogni decade.
"Ad Expo 2015, abbiamo condotto una survey su oltre 3 mila visitatori che ha dimostrato la correlazione tra età e perdita di forza ed energia" dichiara Francesco Landi, Professore associato presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. "Abbiamo dimostrato inoltre la correlazione tra un adeguato apporto proteico, una regolare attività fisica e il mantenimento della massa e della forza muscolare nei senior, a conferma dell'importanza della sana alimentazione e del movimento dopo i 50 anni".
Oltre al movimento, un'alimentazione sana - che includa una buona scelta di cibi ricchi di proteine - può contribuire a mantenere nel tempo la massa muscolare e il normale funzionamento dei muscoli e delle ossa.
"Seguire una dieta equilibrata può essere una vera sfida oggi, tra pasti frettolosi e cattive abitudini a tavola. Ecco perché, in questi casi, è importante seguire i consigli di uno specialista della nutrizione" afferma Evelina Flachi, specialista in scienza dell'alimentazione e nutrizionista "Per una buona condizione fisica muscolare e per favorire un buono stato di salute non devono mancare nella dieta tutti i nutrienti, nelle diverse proporzioni ed in relazione agli individuali consumi energetici e stili di vita".
Per saperne di più sulla campagna "Vivi con Vigore", che si compone di un portale web compatibile con tablet e smartphone, materiali informativi su salute e nutrizione e incontri di sensibilizzazione, è possibile visitare il sito www.viviconvigore.it.
Fonte: AskaNews.it

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Preparazione fisica e allenamento mentale, i consigli del dottor Bait
Amanti degli sport invernali all'appello. Se l'ondata di gelo di questi giorni sta creando non pochi disservizi nelle nostre città, per gli appassionati degli sport invernali, freddo significa piste innevate. Ma con l'avvio della stagione sciistica è indispensabile prepararsi al meglio per evitare infortuni in alta quota. "Le ginocchia sono la parte del corpo più esposta al rischio di lesione: quasi l'80% dei traumi distorsivi conseguenti alla pratica degli sport invernali riguardano proprio queste articolazioni", spiega Corrado Bait, ortopedico specializzato in traumatologia dello sport, che ha maturato esperienza internazionale nel settore seguendo in prima persona, tra l'altro, atleti impegnati alle Olimpiadi invernali del 1998 a Nagano, ai Mondiali di hockey su ghiaccio e al torneo 6 Nazioni di rugby.
Fondamentale è la preparazione fisica, puntando su esercizi di rinforzo della muscolatura: "La ginnastica presciistica è importante perché consente di potenziare la muscolatura, soprattutto delle gambe e del tronco, e quindi di rendere il fisico più preparato a resistere agli eventuali traumi sulla neve", prosegue Bait. Il consiglio è di concentrarsi su esercizi dedicati alla 'core stability', ossia all'allenamento dei muscoli centrali del corpo per migliorare la coordinazione e l'equilibrio, e a quelli di coordinazione propriocettiva, anche con l'uso di tavolette, di tappeti elastici o della fitball.
La regola numero uno resta comunque quella di tenere in considerazione il proprio 'punto di partenza', altrimenti si rischia di apportare più danni che benefici: "Chi, durante l'anno, svolge un'attività prevalentemente sedentaria deve fin da subito dedicare più tempo al recupero del gap fisico, per poi poter affrontare senza problemi tante ore sugli sci o sulla tavola da snowboard", aggiunge l'esperto, da tempo impegnato anche nel promuovere il Fast Track Surgery, un percorso dedicato al paziente dove tutte le fasi che portano all'intervento chirurgico vengono ottimizzate secondo i più moderni schemi assistenziali.
"Non è però solo una questione di ossa", perché, rimarca Bait, "i problemi legati alle articolazioni riguardano soprattutto le lesioni legamentose che molto spesso coinvolgono il crociato anteriore e che possono anche comportare la necessità di un intervento chirurgico di ricostruzione".
Ma l'allenamento fisico passa anche da quello mentale: per ottenere prestazioni sportive soddisfacenti senza rischiare di far diventare una giornata di sci il de profundis per il nostro corpo "bisogna saper 'allenare' anche il cervello a contrastare i repentini cambi di posizione che il corpo può subire conseguentemente a stimoli accidentali esterni (provocati ad esempio da una perdita di equilibrio). Il cervello deve saper indicare al corpo, in tempi brevissimi, quali siano i movimenti da adottare per ritornare alla posizione corretta", sottolinea il dottor Bait. E quindi al via gli esercizi propriocettivi, quelli che, realizzati in palestra o all'aria aperta qualche settimana prima dell'avvio della stagione invernale, ci consentono di percepire e riconoscere la posizione del nostro corpo nello spazio e lo stato di contrazione dei nostri muscoli.
Fonte: Askanew.it

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Centro Cuore di Malpensa: Fondazione Iseni lancia la pet therapy
Un cucciolo allunga la vita. Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Circulation non lascia spazio a fraintendimenti: chi soffre di patologie cardiovascolari se adotta un cagnolino vive più a lungo. Lo studio mette in evidenza i benefici sulla salute derivanti dalle attività fisiche e dal coinvolgimento emotivo conseguenti all'impegno di prendersi cura di un cane. Certo l'adozione di un cucciolo non deve essere intesa di per sé come primo o unico presidio per la riduzione del rischio cardiovascolare, ma i benefici sono evidenti: lo studio infatti associa all'interazione con un animale domestico una riduzione evidente della mortalità nei soggetti ammalati. Anche sulla scorta di questi ulteriori riscontri scientifici Fabrizio Iseni, presidente della Fondazione Iseni, e il direttore generale degli "Istituti di Ricovero e Cura di Lonate Pozzolo" in provincia di Varese, dottor Andrea Macchi, con tutto lo staff di cardiologi, avviano dal 1 febbraio - primi in Italia - la pet therapy per i malati cardiopatici che si affidano alle cure del Centro Cuore di Malpensa.
In sostanza gli specialisti del servizio di Cardiologia della clinica suggeriranno ai malati l'adozione di un cucciolo, mostrando, dati scientifici alla mano, i vantaggi terapeutici di questa "terapia a quattro zampe" e, grazie alla convenzione che la Fondazione ha stipulato con Animal's Emergency Onlus, una delle migliori associazioni lombarde che si occupa di assistere gli animali abbandonati, provvederanno a trovare e ad assegnare il cucciolo più adatto per la pet therapy cardiologica. "Da tempo a Lonate abbiamo rimesso l'uomo al centro della medicina - ha spiegato Fabrizio Iseni - e avviare concretamente la pet therapy significa migliorare la qualità della vita dei pazienti, come dimostrano gli studi scientifici, prolungandola sensibilmente; nel contempo significa dare una casa e una famiglia agli animali abbandonati. E' evidente l'importanza che i cuccioli avranno per i malati e per le famiglie; siamo quindi certi che riceveranno le massime attenzioni".
La pet terapy, ovviamente, sarà complementare alle primarie e avanzate terapie cardiologiche, ma la sua efficacia non va sottovalutata: "La rivista scientifica Circulation, in un recente articolo dal titolo "Pet ownership and cardiovascular risk" ha confermato il valore e l'efficacia della pet therapy - spiega Andrea Macchi, cardiologo - nei pazienti con malattia cardiovascolare è stata dimostrata una associazione molto forte tra la presenza di un cane e la riduzione della mortalità. Un dato che ha dell'incredibile: la sopravvivenza è superiore rispetto a quella dei pazienti che non hanno un cucciolo in casa. Il beneficio dato dalla presenza dell'animale di compagnia è indipendente dalla severità della malattia e dalle misure mediche messe in atto. Un dato dunque empirico che trova spiegazioni, ad esempio, nel fatto che il cane impone al padrone una certa attività fisica, donando anche serenità e affetto, condizioni assolutamente indispensabili per stare meglio".
L'iniziativa, lanciata dalla Fondazione Iseni, vede l'adesione dall'associazione Animal's Emergency Onlus di Trezzano sul Naviglio, cinquemila volontari coordinati dal presidente Nino Ussia. La Onlus fornirà gli animali - recuperati da vicende di abbandono e dunque alla ricerca di una casa e di una famiglia che li ami e che si prenda cura di loro - e a seguirne l'intero inserimento nell'ambiente del paziente.
In sintesi l'articolo "Pet ownership and cardiovascular risk" pubblicato su "Circulation" evidenzia una serie importante di benefici derivanti dalla relazione con un animale domestico: la presenza di un cane viene è associata ad una minore pressione sistolica; nei soggetti che hanno un animale i livelli di colesterolo e di glicemia sono minori; i soggetti con un cane fanno più attività fisica, raggiungendo i livelli raccomandati in un corretto stile di vita per la prevenzione cardiovascolare primaria e secondaria; e infine una migliore risposta allo stress con frequenza cardiaca basale e pressione arteriosa basale più basse nei soggetti che possiedono un animale. Chi possiede un animale presenta un incremento minore di frequenza e pressione in seguito a stress e recupera più rapidamente alla rimozione dell'evento stressante; una reisposta che lo studio evidenzia soprattutto già a sei mesi dalla adozione. Infine viene sottolineato il risultato sulla sopravvivenza: nei pazienti con malattia cardiovascolare è stata dimostrata una associazione molto forte tra la presenza di un cane e riduzione della mortalità. Il beneficio della sopravvivenza sarebbe indipendente dalla severità della malattia e dalle misure mediche messe in atto. L'associazione "sopravvivenza e riduzione della mortalità" in presenza di animale non è stata invece evidenziata nei soggetti senza malattia cardiovascolare documentata. Adottare un cane, quindi fa bene al cuore, soprattutto se fatto con il cuore.
Fonte: Askanews.it

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